5 aprile 2016

Alle 11.59 di un assolato mattino di aprile, due occhietti scuri si posano sui miei. Dopo dodici interminabili ore trascorse a supplicarti di uscire, eccoti lì, così piccola e perfetta. Mesi trascorsi a parlarti, immaginandoti, fantasticando sui tuoi piedini, ed eccoti finalmente accanto a me. Ed è vero che come per magia i dolori scompaiono lasciando solo un ricordo. Non conta la stanchezza, non contano i punti di sutura (ahimè con quelli farai i conti dopo poche ore), il digiuno prolungato e la totale assenza di fame.

A differenza di tante altre neo-mamme, io non ho potuto contare né su una mamma, né su una suocera, (cosa di cui sono sempre stata serenamente consapevole) e l’unica persona che davvero mi è mancata in quel momento perfetto è stato mio padre. Con il passare delle ore vedo mio marito assomigliare sempre più a zio Fester, e io avrei solo bisogno di un bagno caldo e di un bel panino al prosciutto crudo.

Il telefono che squilla, messaggi su messaggi, mio marito che sembra un centralinista e lei nel lettino, tra un sonnellino e un piccolo pianto. La guardo e mi chiedo come posso esser stata in grado di mettere al mondo una creatura così bella, io che non avrei mai immaginato di diventare mamma.

Arrivano le 20.00 e tutti vanno via, compreso tuo marito che viene scortato da tuo fratello per rientrare a casa. Restiamo sole, io e te…un senso di vuoto, stanchezza e un velo di solitudine prendono il sopravvento, ma mi ripeto “E’ solo l’inizio Mirella, non puoi mollare…ora sei una MAMMA”

Ed è vero…quando diventi mamma, non puoi più lasciarti sopraffare da nessuna emozione spiacevole o pensiero limitante, quando diventi mamma puoi solo imparare a fare respiri profondi, quando diventi mamma ti trasformi da bruco in farfalla.

Non ho avuto una mamma, intendo una mamma che ti fa pensare ai baci e agli abbracci unici, alle cure amorevoli che ti mancano quando diventi grande, alla tua migliore amica, al tuo esempio di vita.

Mia madre ha rappresentato per me responsabilità e solitudine, tristezza e dolore, assenza ed egoismo, fragilità e paura. Non ho potuto essere bambina, adolescente, ragazza… mi sono ritrovata adulta e lontana da casa a 21 anni con un sogno nel cuore e la rabbia di un leone in gabbia. E ne ho fatti di errori, ho sbagliato mille volte, amato in modo incondizionato, sofferto da matti…ma sempre rialzandomi da sola.

Mio marito è stato l’unico uomo in grado di farmi pensare che sarei stata una brava mamma…motivo per cui ora Greta è qui, più bella che mai, con due occhi meravigliosi e un sorriso che ti spacca il cuore.

Questo spazio sarà dedicato a lei, a mio marito e tutto ciò che amo…quel posto che non c’è, come la canzone dei Negramaro. Un posto dove le parole lasciano il posto alle emozioni. Quelle più profonde, quelle che ti chiudono lo stomaco e ti fanno scendere lacrime calde.

Il primo post dovevo dedicarlo a te amore mio…la parte migliore di me, ora e sempre.