Quando diventi mamma, tutto attorno a te cambia colore. Il tempo diventa un compagno difficile da gestire, la signora stanchezza bussa incessantemente alla tua porta e la donna che sei stata ti saluta, chiudendo una porta che mai più riaprirai.
La vita è già di per sé cambiamento, evoluzione, crescita. Guai se fossimo sempre uguali, senza mai cambiare opinione su qualcosa o qualcuno.
Ma quando diventi mamma ti accorgi davvero di quanto si possa cambiare, spesso in modo radicale, in nome di un amore che invade la tua vita e davanti al quale ti senti piccolissima.

Ricordo bene la prima che ho incontrato gli occhi di mia figlia: era nata da poco più di mezz’ora. L’ho sentita piangere da lontano, io ero ancora sul lettino in attesa che il ginecologo arrivasse a suturare il taglio. Non potevo muovermi, ho solo girato la testa verso di lei che all’improvviso ha smesso di piangere e ha sgranato gli occhi verso me. Il cuore mi è scoppiato letteralmente in petto.

Le giornate in ospedale sono trascorse con tanta adrenalina addosso. Quella che non ti fa avvertire stanchezza, quella che ti fa sopportare i dolori fisici e la totale assenza di sonno. Ogni energia è canalizzata sul benessere di quella creatura appena arrivata, che necessità di calore, nutrimento e protezione. Poi arriva il giorno delle dimissioni. Ero felice di tornare a casa con mio marito e la bambina, felice di iniziare un nuovo viaggio assieme. Durante il viaggio in macchina in radio passano “A modo tuo” di Ligabue…per la prima volta da quando era nata Greta ho pianto. Colpa degli ormoni in subbuglio, della stanchezza?
No. E’ arrivata la consapevolezza che la mia vita era completamente cambiata e non sapevo da dove iniziare. Il rientro a casa non è stato dei migliori: Greta si disperava, mio marito ha cercato di mettere su un pranzo velocissimo con ciò che era rimasto in frigo, c’era un mare di roba da lavare, la spesa da fare, la casa da sistemare. Io avevo bisogno di una doccia, uno shampoo, un cambio…ma non sapevo davvero da dove iniziare. Per non parlare del fatto che mio marito doveva riprendere il prima possibile con il lavoro ed era stravolto. E’ stato come ritrovarsi per la prima volta in una vita che non era la mia. Io con le mie abitudini, con gli orari calcolati, con le giornata programmate per gestire lavoro e casa senza stress, ero scomparsa. Smarrita e con un senso di solitudine immenso, ho fermato ogni pensiero e ho detto a me stessa che non avevo tempo per pensare…era il momento di fare. Non voglio dilungarmi troppo,ma vi garantisco che il primo mese è stato uno dei più difficili della mia vita. Ho avuto paura di perdere il mio equilibrio conquistato a fatica, di non riuscire a lavorare più come prima, di non poter essere la stessa moglie.
Una mattina poi, mentre ero sul divano ad allattare Greta, arrabbiata con me stessa perché non ero più in grado di mantenere la mia autonomia, mi sono fermata a pensare. Era utile continuare in quella direzione? A cosa mi serviva il senso di colpa se non a farmi sentire peggio? Che esempio sarei stata per Greta?
E allora mi sono data la prima pacca morale sulla spalla e mi sono detta: “ MIRELLA, CONCEDITI IL TEMPO DI REINVENTARTI”.
Da quella mattina è trascorso un anno. Ho ripreso a lavorare (non ancora con i vecchi ritmi), ho riorganizzato il mio tempo, ho imparato a fermarmi quando Greta ha bisogno di me, ma soprattutto ho imparato ad accettare il cambiamento, ad accogliere l’imprevisto, a respirare profondamente quando sento di essere stanca, ad essere paziente.
La resilienza è una parola che ultimamente viene usata troppo spesso e a volta in modo inappropriato, ma credo che per noi mamme sia la parola d’ordine. Una qualità che va coltivata e affinata giorno dopo giorno in nome di un cuore che batte fuori dal nostro petto, ma che sentiremo sempre accanto al nostro.

 

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