Diciamocelo mamme: non è facile dire di no ad un figlio. Greta è una bambina vivace, ribelle e testarda. L’ho capito quando era ancora una pallina di tre mesi e giorno dopo giorno ne ho la conferma.

I miei no sono iniziati quando lei aveva ancora sei mesi e non accettava volentieri il seggiolone ( dopo aver evitato navetta, ovetto e sdraietta). Per me era diventato un incubo persino fare pulizie. E se sei sola, senza aiuto di nessun genere scatta la sopravvivenza. Non è facile sentirla piangere, implorare le tue braccia, ma ad un certo punto bisogna iniziare a far capire che ci sono dei limiti.

Devo dire che la mia ostinazione in questo, unita alla spiccata intelligenza e sensibilità di Greta mi hanno permesso di raggiungere questo obiettivo. Quando al mattino Greta mi vede indaffarata nelle pulizie, accetta di giocare sul seggiolone e osserva tutto quello che faccio. Certo… cerco di non trattenerla più di un’ora seduta, ma per me è una grande conquista. Ora che cammina le permetto anche di “aiutarmi” ed è bello vederla soddisfatta quando le affido un compito da fare.

Un altro no che ho imparato a dire è quello del risveglio notturno con tentativo di invasione lettone ( anche quando sta poco bene preferisco coccolarla nel suo lettino o sedere sul divano), cosa che ho potuto fare meglio quando ho smesso di allattarla. Sono state notti difficili, stancanti, ma sono servite a stabilire delle piccole regole di convivenza che Greta pian piano impara, tanto che ora, a meno che non stia poco bene, se si sveglia si riaddormenta sola. Ovviamente io mi sveglio comunque e non mi riaddormento fino a che lei non si è addormentata a sua volta, ma il solo fatto che lei comprenda che mamma e papà dormono mi rende più che soddisfatta.

Poi ci sono i no da esplorazione, ossia ciò che può toccare e quello che invece è preferibile lasciare al suo posto: qui il gioco si fa duro e siamo ancora ai rimproveri e i labbrini da offesa, ma sono fiduciosa.

Spesso mi sono sentita in colpa e ho pensato di essere una mamma troppo severa, ma al tempo stesso, ripensando all’educazione che mi hanno dato i miei genitori, penso sia importante dare delle regole da rispettare e insegnare sin da subito a sperimentare l’autonomia.

In tanti anni di insegnamento, ho visto bambine diventare adolescenti e essere ancora totalmente dipendenti dalle mamme, insicure, timorose e senza una reale determinazione. A Greta voglio dare gli strumenti giusti per sviluppare una sana autostima e l’accettazione serena di un rifiuto ( che purtroppo prima o poi arriverà), la capacità di cogliere le sfumature, capire quando è il momento di fare o dire qualcosa. Voglio trasmetterle la consapevolezza che io e il papà ci saremo sempre,ma che dovrà imparare a cadere e rialzarsi.

Spero di riuscire a mantenere questa educazione anche quando andrà al nido. Incrociamo le dita! Per ora io ce la metto tutta 🙂

E voi mamme? Come gestite gli animi ribelli dei vostri piccoli?